La ritenuta d’acconto: come risparmiare tempo e denaro grazie agli ETF

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Insieme alla maggior parte delle questioni fiscali, anche la ritenuta d’acconto è un tema complesso che ha bisogno di un approfondimento per gli investitori. Un elemento importante a riguardo, è che per gli investitori in ETF risulta molto più facile rispetto a coloro che investono in singole azioni.

La ritenuta d’acconto: come risparmiare tempo e denaro grazie agli ETF Se un investitore ottiene un reddito in un Paese estero dovrà naturalmente pagare le relative imposte in tale Paese. Tale situazione si verifica nel momento in cui l’investitore otterrà un reddito derivante da dividendi azionari, cedole obbligazionarie e altre distribuzioni di strumenti finanziari. L’imposta che l’investitore dovrà pagare viene definita ritenuta alla fonte ed è costituita e riscossa da tali paesi. 
 
E’ importante per gli investitori italiani valutare attentamente la ritenuta alla fonte in quanto in alcuni casi può essere davvero penalizzante, ridurre notevolmente la rendita e il relativo effetto dell'interesse composto.

 

Il funzionamento della ritenuta alla fonte

Se un investitore italiano riceve il pagamento di un dividendo estero, sarà tassato alla fonte come già menzionato in precedenza e tale imposta sarà definita e riscossa dalle autorità del Paese estero. In seguito all’applicazione di tale imposta, il governo italiano applicherà il 26% sul cosiddetto netto di frontiera, ovvero sul dividendo rimanente al netto della ritenuta alla fonte. Nella tabella qui di seguito, vi forniamo l’imposizione fiscale nei Paesi esteri maggiorata di quella italiana per fornirvi un quadro più completo a riguardo:

 

Tassazione sul dividendo

Paese Ritenuta estera Ritenuta Italia Netto ricevuto dopo le tasse
Regno Unito 0,00% 26,00% 74,00%
Grecia 10,00% 23,40% 66,60%
Giappone 15,00% 22,10% 62,90%
Lussemburgo 15,00% 22,10% 62,90%
Paesi Bassi 15,00% 22,10% 62,90%
Turchia 15,00% 22,10% 62,90%
Stati Uniti 15,00% 22,10% 62,90%
Spagna 19,00% 21,06% 59,94%
Irlanda 20,00% 20,80% 59,20%
Canada 25,00% 19,50% 55,50%
Germania 25,00% 19,50% 55,50%
Belgio 30,00% 18,20% 51,80%
Francia 30,00% 18,20% 51,80%
Portogallo 35,00% 16,90% 48,10%
Svizzera 35,00% 16,90% 48,10%
Fonte: Ricerca di justETF; al 21.02.2020

A titolo di esempio, se un investitore italiano riceve 100€ come dividendo da un titolo azionario irlandese, dovrà pagare 20€ come ritenuta fiscale all’Irlanda. Il restante importo decurtato dal fisco irlandese (80€, ovvero 100€ al netto delle 20€ di tasse pagate all’Irlanda) subirà la tassazione del 26% italiana, ovvero 20,80€. L’investitore riceverà un importo netto finale di 59,20€. La tassazione complessiva (20€ di tasse pagate all’Irlanda e 20,80€ pagate all’Italia, ovvero 40,80€) sarà del 40,80% come descritto della tabella di cui sopra. 

Tuttavia, un altro aspetto da considerare è che il governo italiano ha stipulato una serie di accordi con numerosi governi in tutto il mondo per evitare la doppia tassazione e quindi gli investitori italiani potranno chiedere il rimborso della doppia tassazione dei dividendi esteri se hanno pagato un’aliquota superiore a quella prevista da quella concordata fra Italia e Paese estero. Anche se gli intermediari italiani offrono tale servizio a coloro che lo richiedono, tale procedura può risultare onerosa e pertanto poco conveniente, pertanto in genere gli investitori attivano tale procedura soltanto per importi importanti dove vi è una effettiva convenienza economica. Un’alternativa è richiedere in maniera autonoma il rimborso dei dividendi allo Stato estero utilizzando l’apposita modulistica fornita dall’Agenzia delle Entrate.

Di seguito inoltre è possibile trovare l’elenco di tutti i Paesi con i quali l’Italia ha stipulato un accordo per evitare la doppia imposizione fiscale sui dividendi.

 

Gli investitori in ETF hanno meno problemi

Gli investitori in ETF hanno meno problemi
Fonte: Ricerca di justETF

Abbiamo già evidenziato come richiedere attraverso l’intermediario il rimborso della tassazione estera dei dividendi può essere una procedura onerosa e che la maggior parte delle volte potrebbe non convenire al risparmiatore. Allo stesso modo, seppur comunque possibile, richiedere in maniera autonoma il rimborso dei dividendi ad uno Stato estero può risultare comunque difficile e spesso non semplice senza il supporto di un professionista dedicato. Anche in questo caso, la valutazione costi/benefici potrebbe essere negativa per la felicità dello Stato estero che tratterrà le maggiori imposte. 

Pertanto, spesso soprattutto per i piccoli investitori, può risultare molto più conveniente investire in azioni estere attraverso dei fondi che si occuperanno di tutte le problematiche burocratiche e che inoltre si occuperanno del trattamento e della relativa minimizzazione dell’imposizione fiscale da sostenere. A tal proposito ricordiamo che il domicilio del fondo risulta di vitale importanza strategica per la questione fiscale.

Per elaborare maggiormente questo concetto, consideriamo l’esempio degli Stati Uniti il quale governo non permette agli investitori di Paesi terzi che non hanno un accordo di doppia imposizione di richiedere il rimborso della ritenuta alla fonte. Gli ETF, poichè sono negoziati in borsa, non possono facilmente dimostrare che la maggior parte dei cittadini del Paese del fondo posseggono quote del medesimo ETF. Invece, la domiciliazione dell’ETF in Irlanda consente di beneficiare dell’accordo con gli Stati Uniti e di pagare la ritenuta alla fonte del 15%. Inoltre dobbiamo considerare che, anche se ci vuole comunque del tempo per il recupero della ritenuta alla fonte, quando è un fondo a richiederla viene considerata praticamente certa. Pertanto, gli investitori riceveranno l’importo del dividendo già inclusivo del rimborso della ritenuta alla fonte, avendo un notevole vantaggio rispetto agli investitori di singoli titoli azionari, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista burocratico.

 
Disclaimer
L'articolo di cui sopra viene fornito con finalità esclusivamente informative e in nessun caso costituisce prestazione di servizi di investimento, né offerta al pubblico di prodotti finanziari, né servizio di consulenza finanziaria, né sollecitazione al pubblico risparmio o investimento. Il lettore deve rivolgersi al proprio consulente finanziario e fiscale per comprendere meglio la propria situazione e ricevere consigli professionali.