Analizziamo la differenza tra gli ETF a capitalizzazione di mercato (Market-Cap Weighted) e quelli a equo peso (Equal Weighted), analizzando perché il 2026 potrebbe essere l’anno della riscossa per questi ultimi.
Negli ultimi anni, investire nel mercato statunitense è sembrato un gioco da ragazzi. Bastava infatti esporsi all’S&P 500 per lasciarsi trasportare dall’inarrestabile slancio dei giganti tecnologici.
Tuttavia, l’ascesa verticale delle cosiddette "Magnifiche Sette" ha portato la concentrazione del mercato a livelli record, spingendo molti investitori a chiedersi se sia giunto il momento di riconsiderare la propria strategia.
I numeri, d’altronde, sono emblematici: oggi le prime 10 aziende dell’S&P 500 pesano per il 40 % dell’intero indice, mentre nell’MSCI World la "top 10", composta esclusivamente da colossi USA, raggiunge il 30 %.
Si tratta di un dominio quasi assoluto, costruito in gran parte su un’unica, ambiziosa scommessa, ovvero sul potenziale rivoluzionario dell’Intelligenza Artificiale.
Market-Cap vs Equal Weight: Le differenze fondamentali
La maggior parte degli indici famosi, come l’S&P 500 o l’MSCI World, utilizza la capitalizzazione di mercato per determinare il peso di ogni azienda. Ma non è l’unico modo per costruire un portafoglio.
1. Market-Cap Weighted (Ponderazione per capitalizzazione)
In questo modello, più grande è l’azienda, maggiore è la sua influenza sull’indice. Se Apple vale il 7 % del mercato, peserà per il 7 % nel tuo ETF.
La logica sottostante: L’indice segue il "consenso del mercato". Premia le aziende che hanno successo e crescono, aumentando il loro peso automaticamente.
Vantaggio: Riflette l’esatta struttura del mercato finanziario. È estremamente efficiente dal punto di vista dei costi: poiché l’indice si adegua da solo ai movimenti di prezzo, l’ETF deve fare pochissime operazioni di compravendita (basso turnover).
Rischio: Alta concentrazione. Se pochi titoli dominano, la tua diversificazione è solo apparente.
L’indice Market-Cap, come si nota dai dati, è fortemente concentrato: le prime 10 aziende (quasi tutte Big Tech come NVIDIA, Apple e Microsoft) pesano da sole per quasi il 40 % dell’intero indice.
Peso delle prime 10 aziende
Descrizione
Market Cap ETF
Equal Weight ETF
Peso delle prime 10 partecipazioni
39,61 %
3,10 %
2. Equal Weighted (Ponderazione equiponderata)
In un ETF Equal Weight, ogni azienda riceve invece lo stesso peso, indipendentemente dalla sua dimensione. In un S&P 500 Equal Weight, ogni titolo peserà circa lo 0,2 %.
La logica sottostante: Si basa sul principio del "ritorno verso la media". Per mantenere i pesi uguali, il fondo deve periodicamente vendere i titoli che sono saliti molto (vendi alto) e comprare quelli che sono rimasti indietro (compra basso).
Vantaggio: Vera diversificazione. Elimina la dipendenza dai mega-cap e offre una maggiore esposizione alle Mid-Cap (aziende a media capitalizzazione), che storicamente hanno più spazio di manovra per una crescita esplosiva.
Rischio: Il turnover è più elevato perché il fondo deve ribilanciare ogni trimestre. Questo può comportare costi di gestione (TER) leggermente superiori. Inoltre, in fasi di mercato guidate esclusivamente da pochi leader, questo approccio tende a sottoperformare.
Analisi: Pro e Contro a confronto
Caratteristica
Market-Cap Weighted
Equal Weighted
Concentrazione
Elevata (dominata dai giganti)
Bassa (tutti i titoli contano uguale)
Stile di investimento
Growth/Momentum
Value/Size (Small-cap bias)
Costi (TER)
Solitamente minimi
Leggermente più alti
Analisi Comparativa: Market Cap vs. Equal Weight
Sul lungo periodo, l’indice a capitalizzazione ha mostrato una marcia in più rispetto alla variante Equal Weight. Su un orizzonte di 5 anni, infatti, il Market Cap ha registrato un imponente +99,89 %, staccando nettamente il +67,11 % della strategia equiponderata. Questo marcato divario è riconducibile principalmente alla crescita straordinaria dei giganti tecnologici, come NVIDIA, Apple e Microsoft, che, avendo un peso rilevante nell’indice tradizionale, ne hanno trainato la performance complessiva.
Nonostante la diversificazione sia solitamente considerata un principio cardine della prudenza, negli ultimi anni l’indice più concentrato si è rivelato, paradossalmente, il più efficiente. Analizzando i dati a 3 anni, il Market Cap vanta un rendimento per rischio di 1,21, un valore quasi doppio rispetto allo 0,63 dell’Equal Weight. In termini pratici, questo significa che l’investitore è stato remunerato con molto più valore per ogni singola unità di rischio assunta scegliendo la ponderazione per capitalizzazione.
Questa maggiore efficienza si riflette anche nella capacità di tenuta storica del portafoglio. L’indice Market Cap ha infatti mostrato una resilienza superiore, con un drawdown massimo dal lancio del -33,71 %, contro il -38,93 % segnato dall’Equal Weight. Va tuttavia sottolineato che il vantaggio non è costante in ogni scenario: in anni particolarmente difficili per il settore tech, come il 2022, la strategia equiponderata ha saputo proteggere meglio il capitale, limitando le perdite al -6,50 % a fronte del -13,30 % subito dal mercato generale.
Lo scenario 2026: Un mercato che si allarga
Secondo diversi analisti di Wall Street, il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta per i mercati azionari.
Dopo un lungo ciclo in cui la crescita è stata trainata quasi esclusivamente dai colossi legati all’intelligenza artificiale, potremmo ora assistere a una "fase di allargamento". In questo scenario, non sarebbe più solo una manciata di titoli a dettare la direzione dell’indice, ma una platea più vasta di aziende.
Molti analisti ritengono infatti che il 2026 possa essere l’anno in cui il mercato inizierà a guardare oltre l’entusiasmo per l’IA, premiando la capacità concreta di generare utili.
Mentre i multipli di valutazione delle "Magnifiche Sette" appaiono a molti osservatori come "tirati", le restanti società dell’S&P 500 (le cosiddette "altre 493") potrebbero beneficiare di una rotazione dei capitali.
Queste aziende avrebbero infatti il potenziale per mostrare una crescita degli utili più solida, colmando il divario con i leader tecnologici.
Equal Weight: Una strategia di bilanciamento?
In questo contesto, Wall Street osserva con crescente interesse gli ETF Equal Weight. Sebbene non esistano certezze, molti strateghi ipotizzano che:
Riduzione del rischio di concentrazione: Questi strumenti potrebbero offrire una protezione maggiore in caso di correzione dei titoli tecnologici dominanti.
Esposizione ai settori trascurati: Permetterebbero di catturare la crescita di settori ciclici o industriali che, secondo le previsioni per il 2026, potrebbero beneficiare di un contesto di tassi d’interesse più stabili e di una ripresa economica più omogenea.
Cosa ci dice il mercato?
Su justETF tracciamo 1 ETF sull’MSCI World Equal Weighted e 8 ETF sull’S&P 500 Equal Weight.
Analizzando le performance degli ultimi tre mesi, emerge con chiarezza come la strategia Equal Weight (EW) stia iniziando a sovraperformare. Questo trend, confermato sia nell’ultimo mese che da inizio anno (YTD), indica che il mercato sta "allargando" la sua base, premiando non più solo i giganti tecnologici ma una platea più vasta di aziende.
Rendimenti Market-Cap Weighted vs Equal Weighted
Periodo
iShares Core S&P 500 UCITS ETF USD (Acc)
Xtrackers S&P 500 Equal Weight UCITS ETF 1C
YTD
+1,26 %
+4,14 %
1 mese
+1,12 %
+3,48 %
3 mesi
+3,61 %
+5,83 %
Fonte: justETF.com; Al 19/01/26; Calcoli in EUR
Cosa fare ora?
1. Rotazione e "ritorno verso la media" Se il portafoglio appare troppo sbilanciato sui classici indici pesati per capitalizzazione (dove pochi giganti dettano legge), e si teme una frenata delle Big Tech o un fisiologico ritorno alla media, inserire una componente Equal Weight può essere una mossa tattica. Questa scelta permette di ridurre il rischio di concentrazione e di farsi trovare pronti nel caso in cui il mercato decida di premiare settori finora rimasti in ombra.
2. Efficienza del mercato e gestione passiva pura Dall’altra parte, chi sposa appieno la filosofia dell’investimento passivo e dei mercati efficienti preferirà probabilmente mantenere la concentrazione e i soldi sull’indice a capitalizzazione. In quest’ottica, si accetta che il mercato possa attraversare fasi di forte concentrazione su pochi titoli, senza cedere alla tentazione del market timing. Secondo questa logica, non spetta all’investitore prevedere inversioni di trend: sarà il mercato stesso, nel tempo, a riequilibrarsi autonomamente seguendo le nuove dinamiche economiche.
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