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Investire 100 % in azioni: è davvero la scelta migliore per la pensione?

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Di solito si sente dire: da giovani si investe soprattutto in azioni, mentre con l’età si passa gradualmente a strumenti più “sicuri”, come le obbligazioni. È davvero così?

Investire 100 % in azioni: è davvero la scelta migliore per la pensione?
 
  • Livello: Avanzato
  • Tempo di lettura: 5 minuti
Ecco i temi che tratteremo oggi:
Di solito si sente dire: da giovani si investe soprattutto in azioni, mentre con l’età si passa gradualmente a strumenti più “sicuri”, come le obbligazioni.
Un recente studio mette però in discussione questa idea. La sua conclusione è che mantenere un portafoglio interamente azionario per tutta la vita potrebbe essere la scelta migliore anche per la pensione (link allo studio)
Vediamo perché.

Lo status quo: l’illusione della sicurezza

Il modello tradizionale si fonda sul concetto di “capitale umano”: finché si è giovani e si hanno ancora molti anni di reddito davanti, si possono tollerare meglio le oscillazioni dei mercati. Con l’avanzare dell’età, invece, si tende a proteggere quanto accumulato adottando regole semplici, come quella secondo cui la quota azionaria dovrebbe corrispondere a 100 meno la propria età.
L’obiettivo è evitare di trovarsi senza risorse durante la vecchiaia. Tuttavia, lo studio evidenzia che questa presunta protezione è spesso un’illusione: se da un lato riduce l’impatto delle oscillazioni quotidiane (la volatilità), dall’altro può aumentare sensibilmente il rischio concreto di esaurire il patrimonio troppo presto.

Ridefinire il rischio: volatilità vs. fallimento

Per chi risparmia in ottica pensionistica, il vero pericolo non è una temporanea perdita sul conto, ma il cosiddetto rischio di rovina, cioè la possibilità di restare senza soldi prima della fine della vita.
L’analisi di oltre 2.600 anni di dati combinati mette in luce una realtà molto interessante:
Asset Rendimento reale medio Correlazione con l'Inflazione
Azioni Internazionali +7,03 % Ottima resilienza
Obbligazioni +0,95 % -0,78 (pericolosa)
Nota importante: le obbligazioni possono risultare rischiose sul lungo periodo perché l’inflazione tende a eroderne progressivamente il potere d’acquisto. Le azioni, invece, mostrano spesso un fenomeno di “ritorno verso la media”: più a lungo vengono mantenute in portafoglio, più i rendimenti tendono a stabilizzarsi, riducendo il rischio di esaurire il capitale nel tempo.

Il prezzo della “sicurezza”: perché bisogna risparmiare molto di più

Lo studio mostra che l’approccio prudente tradizionale, quello che prevede di ridurre progressivamente la quota di azioni con l’avanzare dell’età, come avviene nei fondi target-date, ha un costo importante.
Poiché questi strumenti tendono a investire sempre meno in azioni (che storicamente offrono rendimenti più elevati nel lungo periodo), il capitale cresce più lentamente. Di conseguenza, per mantenere lo stesso tenore di vita una volta in pensione, chi segue questa strategia deve accantonare circa il 63 % di risparmi in più rispetto a chi mantiene un portafoglio interamente azionario.
Questo aspetto emerge ancora più chiaramente guardando al cosiddetto rischio di fallimento, cioè la probabilità di esaurire i soldi durante la pensione:
  • Fondi target-date: circa 19,7 % di probabilità di restare senza risorse.
  • Portafoglio 100% azionario: probabilità molto più bassa, intorno al 6,7 %.
In altre parole, una strategia considerata “più sicura” perché meno volatile può in realtà aumentare il rischio concreto di non avere abbastanza denaro nel lungo periodo.

Il portafoglio globale come punto di equilibrio ottimale

I ricercatori non si sono limitati ai dati statunitensi, ma hanno analizzato anche le serie storiche di 39 paesi sviluppati. Da questa analisi emerge un’allocazione considerata ottimale, che corrisponde sostanzialmente a un classico portafoglio azionario globale: Una diversificazione così ampia offre una protezione particolarmente efficace nelle fasi di inflazione elevata, periodi in cui i mercati obbligazionari tendono spesso a subire cali marcati. Distribuire gli investimenti a livello globale aiuta quindi a ridurre i rischi specifici di un singolo paese e a mantenere maggiore stabilità nel lungo periodo.

E se il mercato crolla proprio quando vai in pensione?

Una delle paure più comuni è il cosiddetto rischio di sequenza dei rendimenti: cioè che la borsa scenda molto proprio quando smetti di lavorare e inizi a vivere dei tuoi risparmi. Questo può rendere più difficile far durare il capitale nel tempo.
Lo studio suggerisce due modi pratici per gestire questo rischio:

1. Tenere una piccola riserva di liquidità vicino alla pensione

Poco prima e subito dopo il pensionamento può essere utile avere una quota in titoli di Stato a breve termine o strumenti simili, da usare se i mercati scendono. Indicativamente, questa quota potrebbe essere circa il 27 % a 65 anni, scendere al 7 % verso i 68 anni e poi tornare gradualmente a zero intorno ai 70 anni.

2. Essere flessibili nei prelievi

Se sei disposto a spendere un po’ meno negli anni di crisi e a prelevare di più quando i mercati vanno bene, mantenere un portafoglio soprattutto azionario diventa più sostenibile e il rischio di restare senza soldi diminuisce molto.
Infine, va ricordato che la pensione pubblica offre già un reddito relativamente stabile: in pratica funziona un po’ come una componente “sicura” del tuo patrimonio. Proprio per questo, secondo lo studio, si può mantenere anche una quota elevata di azioni negli investimenti personali.

Conclusione: vale la pena investire il 100 % in azioni per tutta la vita?

I dati dello studio sono impressionanti: da un punto di vista puramente statistico, un portafoglio completamente azionario non è affatto una scelta suicida, nemmeno al momento del pensionamento. Le simulazioni mostrano spesso che questa strategia può essere addirittura più sicura per la conservazione del capitale a lungo termine rispetto alle strategie tradizionali, con una forte componente obbligazionaria.
Per capire perché, dobbiamo cambiare il modo in cui definiamo il rischio. Nel modello del ciclo di vita, il vero rischio non è la volatilità giornaliera o mensile dei mercati, ma la possibilità reale di esaurire il patrimonio prima della fine della vita. Da questa prospettiva, una strategia azionaria al 100 % può risultare più efficiente nel lungo periodo.
Tuttavia, questi dati sono teorici: la scelta finale deve sempre tenere conto della tua tolleranza al rischio personale. Ci sono tre aspetti importanti da considerare:
  • Comfort psicologico: anche la strategia più efficiente può comportare perdite temporanee significative. Durante la fase di accumulo, il portafoglio può subire cali medi fino al 55 %. Bisogna essere preparati a sopportare queste flessioni senza abbandonare il piano.
  • Dimensione del portafoglio: per poter usare flessibilmente i prelievi o mantenere una riserva di liquidità (circa il 27 % a 65 anni secondo il modello), è necessario avere un patrimonio sufficiente. Solo chi ha risparmi adeguati può ridurre o sospendere i prelievi nei momenti di ribasso senza compromettere lo stile di vita.
  • Riserva di liquidità: il modello prevede che le obbligazioni a breve termine vengano progressivamente ridotte fino allo 0 % dai 70 anni in poi, affidandosi quasi completamente alle azioni per proteggersi dal rischio di esaurire il capitale. Questo richiede pazienza e fiducia nella capacità del mercato di generare rendimenti nel lungo periodo.
In sintesi, lo studio sfida i vecchi dogmi: le azioni sono molto più importanti di quanto si pensi nella pianificazione pensionistica. Tuttavia, investire il 100 % in azioni è una scelta personale, che dipende dalla tua tolleranza alla volatilità e dall’ammontare dei risparmi accumulati.
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