Ecco i temi che tratteremo oggi:
Overview
Le prime 10 società dell’indice
S&P 500 oggi pesano circa il
40 % dell’intero indice.
Le prime 3,
Nvidia,
Microsoft e
Apple, da sole arrivano al 20 %.
Tutto ciò, tradotto in pratica, vuol dire che se investi 100 euro in un ETF sull’S&P 500,
40 euro finiscono nelle prime 10 aziende e 20 euro nelle prime 3.
Nvidia, da sola,
pesa più di interi settori del listino americano.
Peso % di Nvidia rispetto S&P 500
Fonte: justETF al 20 ottobre 2025
Siamo, letteralmente, a livelli storici di
concentrazione.
E questa concentrazione
fa discutere, e anche molto.
Da una parte ci sono gli
analisti preoccupati: perché se un indice è dominato da poche società, un piccolo passo falso di una sola di esse può avere un impatto enorme sull’
intero mercato.
In altre parole, la
diversificazione, tipica di indici come l’S&P 500, rischia di
svanire.
E in effetti, quando le prime 3 aziende contano più di centinaia di altre messe insieme, la
domanda è
legittima.
Dall’altra parte, però, c’è chi fa notare che se queste aziende oggi pesano così tanto è perché hanno saputo
crescere più di
tutte le altre.
Negli ultimi anni hanno infatti
macinato risultati a ritmi
mai visti prima, e i loro bilanci continuano a dimostrare che quella crescita non è solo speculazione o euforia.
A confermarlo ci sono anche i dati di
FactSet: le cosiddette
Magnificent Seven, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla e Nvidia, dovrebbero registrare nel terzo trimestre una crescita media degli utili del 14,9 %. Se però le escludiamo, le restanti 493 società dell’S&P 500 si fermano a una crescita del 6,7 %.
Crescita Utili Q3 2025 Magnifiche 7 vs restanti 493
Fonte: justETF al 20 ottobre 2025
E
questo trend, secondo molti analisti,
non sembra destinato a fermarsi, come vediamo da un altro grafico che mostra la crescita attesa degli utili nei prossimi trimestri mettendo a confronto le Magnificent Seven con le restanti 493.
Stima Crescita Utili Magnifiche 7 vs restanti 493
Fonte: FactSet al 20 ottobre 2025
Il motivo è semplice: dietro questa crescita c’è un driver preciso: l’
intelligenza artificiale. Oggi le big tech stanno investendo
somme colossali, parliamo di centinaia di miliardi di dollari, per costruire data center e infrastrutture dedicate all’AI.
Secondo Bloomberg Economics, entro il 2030 gli investimenti complessivi dei principali protagonisti del settore potrebbero raggiungere la cifra impressionante di
4.000 miliardi di dollari.
Per avere un’idea delle dimensioni, basti pensare che già nel 2026 la spesa annuale dovrebbe salire da
400 a 600 miliardi di dollari.
E senza questo enorme impulso,
l’economia americana sarebbe cresciuta di appena l’1 %, invece dell’1,6 % registrato nella prima metà del 2025.
Tuttavia, stime così positive
implicano anche che nei
prezzi di oggi è già incorporata gran parte di questa crescita attesa.
Ricordiamoci, infatti, che i mercati finanziari sono
meccanismi di
sconto, ovvero
forward looking: tendono cioè ad anticipare nei prezzi di oggi le aspettative sugli eventi futuri.
Questo significa che, quando osserviamo un grafico oggi, molte delle informazioni positive che conosciamo sono
già riflesse nelle quotazioni.
Ecco perché, per continuare a salire, queste aziende dovrebbero
fare ancora
meglio del meglio di quanto già
previsto.
In poche parole, oggi il motore della crescita degli Stati Uniti è l’
AI spending e a tenere le mani sul volante sono proprio le stesse aziende che dominano l’S&P 500.
Quindi sì, la
concentrazione è indubbiamente
alta.
Tuttavia, se da un lato c’è chi guarda con preoccupazione a tutti questi fattori, dall’altro c’è anche chi vede in questa concentrazione
un’opportunità per investire nel meglio del meglio.
L’S&P 500, dopotutto, è già una selezione ristretta delle principali aziende americane, che esclude le società a
media e
piccola capitalizzazione.
Ma di recente è nato un nuovo ETF che porta questo concetto ancora oltre, replicando solo
le prime 20 aziende dell’indice.
E poiché dalla sua nascita ha registrato performance davvero interessanti, ho deciso di analizzarlo per capire più da vicino di cosa si tratta e se può davvero avere senso in un portafoglio.
Analisi dell’ETF
Questo ETF
investe nelle 20 società più grandi dell’S&P 500.
Le prime 10 da sole rappresentano circa i
tre quarti del portafoglio.
Nell’indice classico, invece, le prime 10 contano
solo per poco più di un terzo.
Tra le principali partecipazioni troviamo
Nvidia, che pesa circa il
18 %, seguita da
Microsoft con il 14 % e
Apple con il 13 %, per poi proseguire con le altre società che completano la top 20.
Come possiamo notare, ognuna di queste aziende ha un
peso decisamente più
elevato rispetto a quanto accade nell’S&P 500 tradizionale.
Confronto prime 10 partecipazioni
Fonte: justETF al 28/10/2025
Per decisione di chi ha costruito l’indice,
l’azienda più grande non può pesare più del 35 %, mentre le altre singole aziende non possono superare il 20 %.
È comunque un portafoglio fortemente concentrato, dominato dal settore tecnologico, che pesa quasi la metà del totale.
Confronto settoriale
Fonte: justETF al 28/10/2025
Il resto si distribuisce tra comunicazioni, beni di consumo
discrezionali,
finanza e
sanità.
È un ETF ad
accumulazione, a replica fisica, con domicilio fiscale in
Irlanda.
Il costo annuo, il
TER, è dello 0,20 %, quindi
superiore agli ETF tradizionali sull’S&P 500, che si fermano anche allo 0,03 %.
Performance e storicità
L’ETF in sé è un prodotto piuttosto
recente, nato poco più di un anno fa.
Tuttavia, utilizzando i dati storici dell’indice sottostante, possiamo estendere il confronto fino al
2015, avendo così un orizzonte temporale di confronto più ampio.
Andiamo quindi ad analizzare i principali indicatori,
confrontando l’andamento dell’indice S&P 500 Top 20 con quello del più noto
S&P 500 classico.
Per il confronto ho utilizzato i dati in
euro e in versione
total return, cioè includendo il reinvestimento dei dividendi lordi, in pratica, come se avessimo in mano un ETF ad accumulazione.
Su base decennale, il
rendimento totale del Top 20 risulta superiore rispetto a quello dell’S&P 500 tradizionale, come possiamo osservare da questo primo grafico.
S&P 500 vs S&P 20 TR (EUR) 2015-2025
Fonte: Rielabolarazione di justETF su dati S&P Global
Il rendimento
annualizzato è infatti più elevato (19,9 % contro 14,9 %), anche se accompagnato da una
maggiore volatilità (18,8 % contro 15,4 %).
Se invece di limitarci al rendimento totale analizziamo i risultati nei vari intervalli temporali, attraverso i cosiddetti
rolling returns, ovvero i rendimenti calcolati su periodi mobili, come anno per anno, notiamo una tendenza simile.
L’indice più concentrato continua a
sovraperformare l’S&P 500 classico nella
maggior parte dei
casi.
Ad esempio, posizionandoci a fine
dicembre 2024, investendo un anno prima avremmo ottenuto un rendimento di circa +50 % con il Top 20, contro un +34 % dell’S&P 500 standard.
S&P 500 vs S&P 20 TR (EUR) 2015-2025 Rolling Returns
Fonte: Rielabolarazione di justETF su dati S&P Global
E questa differenza si mantiene anche spostando la finestra temporale in avanti o indietro, sia
prendendo finestre temporali di 2 o 3 anni.
Durante le fasi più difficili di mercato, il massimo
drawdown, cioè la perdita massima registrata nel periodo, è stato del 29 % per il Top 20, contro il 34 % dell’S&P 500 classico.
S&P 500 vs S&P 20 TR (EUR) 2015-2025 Drawdown
Fonte: Rielabolarazione di justETF su dati S&P Global
Anche sul piano del rapporto rischio/rendimento, misurato attraverso l’
indice di Sharpe, entrambi i benchmark si posizionano intorno a 1, con un leggero vantaggio per il Top 20.
I pro e i contro
L’S&P 500 Top 20 rappresenta quindi le venti società che, da sole, hanno
generato oltre il 68 % della performance complessiva dell’indice S&P 500 negli ultimi tre anni.
Parliamo di
colossi globali con modelli di business estremamente diversificati e ricavi provenienti da tutto il mondo.
- Apple è presente ovunque ci sia un dispositivo connesso;
- Amazon opera dal retail al cloud computing fino ai contenuti digitali;
- Microsoft domina praticamente ogni ambito del software, dall’office automation all’intelligenza artificiale.
In altre parole, investire nel Top 20 significa
esporsi a un concentrato del già concentrato S&P 500, investendo quindi in quelle che sono le aziende più grandi, più innovative e più influenti del pianeta, oggi protagoniste assolute del
megatrend dell’intelligenza artificiale, probabilmente il più dirompente dai tempi della nascita di Internet.
Tuttavia, la concentrazione resta un’
arma a doppio taglio.
Un portafoglio composto da appena venti titoli, per quanto solidi e profittevoli, rimane esposto al rischio specifico.
In altre parole, basta un
passo falso di una singola azienda, una trimestrale deludente o un cambio normativo sfavorevole per influenzare in modo significativo la performance complessiva.
Inoltre, non bisogna dimenticare un principio fondamentale: i
rendimenti passati non garantiscono
quelli futuri.
È il cosiddetto
recency bias, ovvero la tendenza a credere che ciò che ha funzionato in passato continuerà a funzionare anche in futuro.
Per questo motivo, più che un ETF da utilizzare come “zoccolo duro” del portafoglio, l’S&P 500 Top 20 può essere considerato una componente
satellite, utile per dare maggiore esposizione a un determinato settore o rafforzare la presenza delle big tech all’interno di una strategia più ampia.
E in un momento in cui molti investitori stanno
riducendo l’esposizione verso gli
Stati Uniti, questo ETF fa esattamente l’opposto, ovvero raddoppia la scommessa sull’economia americana e sul suo cuore tecnologico.
Allo stesso tempo, può essere inserito in
un’ottica più
tattica da chi desidera beneficiare del
potenziale delle
grandi società americane senza dover acquistare
direttamente i
singoli titoli, che spesso richiedono capitali importanti e una gestione più complessa.
Basti pensare che una sola azione di
Nvidia oggi vale circa
190 dollari,
Microsoft si aggira intorno ai
530 dollari, mentre
Apple è quotata attorno ai
265 dollari per azione.
Per costruire un portafoglio equilibrato con questi titoli servirebbero quindi decine di migliaia di euro, oltre al tempo necessario per seguirne l’andamento individuale.