Ecco i temi che tratteremo oggi:
È possibile ottenere un
rendimento fino al 10/12 % annuo sotto forma di
dividendi mentre il mercato scende o rimane fermo?
Sulla carta, la risposta è sì. Tutto grazie a una categoria di strumenti che sta prendendo sempre più piede, ovvero sto parlando degli
ETF Covered Call.
In questo articolo infatti vedremo come funzionano, se ha senso inserirli in portafoglio e, soprattutto, analizzeremo dati reali per capire qual è il prezzo, in un certo senso nascosto, di questi rendimenti sulla carta così alti.
Cos’è un'opzione call?
Immaginatela come un
accordo tra due persone.
Abbiamo l’acquirente dell’opzione che paga una somma (il
Premio) per avere il diritto (ma non l'obbligo, questo è importante) di comprare un titolo a un prezzo prestabilito (lo
Strike Price) entro una certa data.
Dall’altra parte abbiamo invece il
venditore (che in questo caso è il nostro ETF) che incassa subito i soldi del premio, ma in cambio accetta l'obbligo di vendere i titoli se l'acquirente glielo chiede.
In altre parole, è come versare una
caparra di 5.000 € per
bloccare il
prezzo di una casa a 200.000 € per sei mesi. Se tra sei mesi la casa vale 250.000 €, io esercito il mio diritto e quindi la posso comprare a 200.000. E ho quindi in altre parole fatto un affare. Tu, invece, che sei venditore, sei obbligato a vendermela a 200.000 anche se oggi vale nettamente di più.
Se il prezzo della casa perde invece di valore, io perdo solo la caparra, e quindi il premio, e tu invece ti tieni la casa, che vale di meno + i miei 5.000 €.
Cerchiamo ora di capire invece perché si chiama
covered e quindi coperta. Si chiama così perché in questo caso l’ETF possiede già le azioni sottostanti; quindi, se dovesse venderle, le ha già in portafoglio e non sta facendo una scommessa ‘al buio’.
Ma quindi come si arriva a quel rendimento del
10-12 % che è un po' il claim di questi ETF?
Giusto per farti un esempio infatti se prendiamo questo ETF di Global X, il Nasdaq 100 Covered Call, vediamo che ha attualmente un
rendimento da
dividendo di oltre l'11 %, perdipiù distribuito mensilmente.
Esempio rendimento da dividendo ETF Covered Call
Fonte: justETF: Global X Nasdaq 100 Covered Call UCITS ETF D
Nella pratica quindi L’ETF, cosa fa? Per prima cosa compra le azioni per comporre l’indice che vuole replicare (es. il Nasdaq 100 o un paniere di titoli per replicare l’indice MSCI World).
Ogni mese poi
vende opzioni Call su quei titoli e di conseguenza incassa i premi, per poi distribuirli a noi investitori sotto forma di dividendo mensile.
ETF Covered Call - Gli scenari di mercato
Quando si parla di
ETF Covered Call è fondamentale capire che non esiste uno scenario sempre positivo. Il risultato dipende molto dal tipo di mercato in cui ci troviamo.
1. Mercato laterale o in lieve ribasso
In questo contesto la strategia dà il meglio di sé. Se i prezzi restano sotto lo strike price delle opzioni vendute, chi ha acquistato la call non ha convenienza a esercitarla. L’ETF quindi mantiene le azioni in portafoglio e, nel frattempo,
incassa il
premio delle opzioni vendute. Il risultato è interessante:
- le azioni restano nel portafoglio
- il premio genera un flusso di cassa
- eventuali piccole perdite vengono in parte compensate
In pratica, un mercato “noioso” viene trasformato in una
fonte di
reddito. È lo scenario
più favorevole per questa strategia.
2. Mercato in crescita moderata
Qui la situazione è ancora
positiva, a patto che il rialzo non sia troppo forte. Se il mercato sale ma rimane sotto lo strike price, le opzioni scadono senza essere esercitate. L’ETF quindi:
- beneficia dell’aumento del valore delle azioni
- mantiene il premio incassato
In questo caso si ottiene una combinazione molto interessante: apprezzamento del capitale + flusso cedolare. È uno scenario quasi “ideale”, purché la crescita non sia esplosiva.
3. Forte rialzo del mercato
Qui emerge il
limite strutturale della strategia. Se il sottostante supera lo strike price, l’ETF è obbligato a vendere le azioni al prezzo concordato. Questo significa che:
- il fondo incassa comunque il premio
- realizza il guadagno fino allo strike
- ma rinuncia completamente alla crescita oltre quella soglia
Quindi sì, il rendimento è positivo, ma sarà inferiore rispetto a un ETF azionario tradizionale sullo stesso indice, che avrebbe partecipato pienamente al rialzo. Nei forti bull market, gli ETF Covered Call tendono a
sottoperformare.
4. Forte crollo dei mercati
È importante chiarire un punto: un ETF Covered Call
non è uno strumento a capitale protetto. Se il mercato scende bruscamente, l’ETF scende insieme alle azioni che detiene. Il premio incassato dalla vendita delle call funziona solo come un piccolo ammortizzatore. Il premio riduce la perdita, ma non la elimina. In un crollo importante, l’impatto rimane significativo.
Ti ricordo che se vuoi approfondire tutti gli ETF disponibili su questa strategia, abbiamo una
guida agli investimenti dedicata su questo tema.
Perché quindi vendere una Call? Il motivo è solo uno:
incassare il Premio.
Quando un ETF Covered Call vende un’opzione call, sta vendendo una promessa contrattuale: concede a un altro investitore il diritto di comprare le azioni che possiede a un prezzo prefissato (strike price) entro una certa data. Nel momento stesso in cui vende questa promessa, incassa immediatamente il premio. Quel denaro è suo da subito. Non dipende da come andrà il mercato nel mese successivo: è già stato incassato.
Come si costruisce quel rendimento?
Il meccanismo è questo:
- L’ETF possiede un portafoglio di azioni (ad esempio grandi titoli come Apple, Microsoft, Amazon o un intero indice).
- Ogni mese vende opzioni call su quelle azioni.
- Ogni mese incassa un premio (ipotizziamo circa l’1 % del valore del portafoglio).
- Sommando questi premi per 12 mesi si arriva, teoricamente, a un 12 % annuo.
- Questi premi vengono poi distribuiti agli investitori sotto forma di cedole mensili.
Esempio concreto
Immaginiamo:
- Prezzo attuale dell’azione: 100 €
- Strike price: 105 €
- Premio incassato: 2 €
- Scadenza: 1 mese
Scenario 1 - Il mercato scende (es. il titolo va a 98 €) Dopo un mese il titolo vale 98 €. Chi ha comprato la call non eserciterà mai il diritto di comprare a 105 € qualcosa che sul mercato vale 98 €. L’opzione scade quindi senza valore.
Risultato per te (ETF):
- Tieni le azioni
- Tieni i 2 € di premio
Hai perso 2 € per la discesa del titolo (da 100 a 98), ma hai guadagnato 2 € di premio. Il risultato netto è circa zero (al netto delle tasse e dei costi). Hai quindi incassato una “cedola” mentre il mercato scendeva, compensando il ribasso.
Scenario 2 - Il mercato esplode al rialzo (es. il titolo va a 130 €) Dopo un mese il titolo vale 130 €. A questo punto chi ha comprato la call esercita il diritto:
“Abbiamo un contratto: io ti pago 105 € e tu mi consegni l’azione.” Tu sei obbligato a vendere a 105 €, anche se ora il titolo vale 130 €.
Risultato:
- Guadagni 5 € di apprezzamento (da 100 a 105)
- Tieni i 2 € di premio
- Totale: +7 €
Ma hai perso tutto il rialzo da 105 € a 130 €. In altre parole: il profitto è limitato e il guadagno massimo è dato dal tetto dello strike price.
Per chi sono interessanti gli ETF covered call?
In conclusione, quindi, per chi possono essere interessanti gli ETF covered call?
Direi soprattutto per chi desidera puntare su rendimenti da dividendi
relativamente stabili e regolari, riducendo allo stesso tempo un po’ il rischio e attenuando eventuali ribassi dei prezzi.
Possono risultare adatti anche a chi ha una visione di mercato
tendenzialmente laterale: come abbiamo visto, è proprio in questi scenari che questi strumenti tendono a dare il meglio, perché permettono sia di beneficiare del rialzo del titolo, finché resta sotto lo strike price, sia di incassare il premio delle opzioni.
Detto questo, è importante ricordare che, osservando orizzonti temporali ampi e indici ben diversificati, la storia ci insegna che i mercati trascorrono molto più tempo a salire che a scendere. Di conseguenza, adottare una strategia che pone un “tetto” ai guadagni in cambio di un dividendo immediato significa, tecnicamente,
scommettere contro questa tendenza storica.
Ciò non vuol dire però che nei prossimi anni il mercato non possa muoversi in modo laterale e che questa strategia non possa quindi risultare più efficace.
Ricordo però che, come investitori, non dovremmo concentrarci solo sul rendimento da dividendi, ma sul rendimento complessivo. Il ritorno totale include infatti anche l’apprezzamento del prezzo dell’ETF. Per avere un quadro più completo è quindi utile osservare il
rendimento totale (total return), che considera anche il reinvestimento dei dividendi.
C’è poi un aspetto fiscale da considerare: ogni dividendo incassato, spesso su base mensile in questi ETF, è
tassato al 26 %, riducendo il rendimento effettivo, soprattutto se quei dividendi non servono subito e devono essere reinvestiti.