Ecco i temi che tratteremo oggi:
Ci sono
investimenti che scegli per qualche mese, altri che ti accompagneranno solo in una fase della tua vita. E poi ci sono quelli che, almeno in teoria, potresti
non dover e voler vendere mai più.
Non perché siano perfetti. Ma perché sono costruiti per
resistere in
tutte le
situazioni. Sono quegli strumenti che ti permettono di restare investito anche quando tutto sembra remare contro, e soprattutto di dormire sonni tranquilli.
In questo articolo vedremo come riconoscere un
ETF “per la vita”, quali caratteristiche deve avere e perché la strategia
Buy & Hold (compra e tieni), dopo decenni di studi sui mercati e sul comportamento degli investitori, resta una delle più efficaci, solide e coerenti con la logica del lungo periodo.
La semplicità del Buy & Hold
“Chi si lega per sempre, deve prima rifletterci bene.”
Vale per i
matrimoni, ma anche per gli
investimenti.
La filosofia
Buy & Hold, ovvero di comprare e non vendere mai, incarna al meglio il principio della semplicità. Scegli un
portafoglio solido, lo costruisci con metodo, e lasci che il tempo faccia il lavoro sporco.
Strategia molto
semplice da
capire, ma nella pratica
difficilissima da
applicare. Perché va
contro la nostra
natura. L’essere umano è programmato per reagire: vendere quando ha paura, comprare quando tutto sale.
Eppure la
storia dei mercati dimostra sempre la stessa cosa:
Il
tempo batte il
tempismo.
Quindi restare fermi quando tutto crolla non è inerzia, ma bensì avere
disciplina. E la
disciplina, in
finanza, è ciò che separa chi “gioca” a investire da chi vuole costruire veramente un patrimonio duraturo.
Buy & Hold - Perché funziona davvero
Sul piano matematico,
meno movimenti significano
meno costi: meno
commissioni, meno
tasse e più capitale che continua a lavorare al tuo posto, giorno dopo giorno.
È il cosiddetto
compounding effect, l’interesse composto, quella forza silenziosa che trasforma la pazienza in ricchezza e rende il tempo il miglior alleato di ogni investitore.
Qualcuno l’ha definita “l’ottava meraviglia del mondo”. E anche se si legge spesso che l’abbia detto Einstein, cosa che in realtà non risulta da nessuna sua citazione, chiunque abbia sperimentato i suoi effetti sa che, in fondo,
una meraviglia lo è davvero.
Come ricorda spesso
Warren Buffett, questo meccanismo funziona come un prestito senza interessi dallo Stato: finché non vendi, non realizzi plusvalenze e non paghi imposte.
Nel frattempo, il
capitale resta
investito e continua a crescere, anno dopo anno.
Immagina di investire sul mercato azionario
20.000 euro in un ETF.
Dopo un anno, il tuo capitale vale
22.000 euro.
Se
vendi, paghi il 26 % di tasse sulla plusvalenza, circa 520 euro, e ti restano
21.480 euro.
Se invece
lasci tutto investito, non viene applicata nessuna imposta, e i rendimenti dell’anno successivo maturano su
22.000 euro, non su
21.480.
Una
differenza che può sembrare irrilevante nel breve periodo, ma che nel lungo diventa
enorme: più capitale resta investito, più cresce, e più l’effetto composto fa la sua parte.
La
tassazione, ovviamente, non scompare, viene solo
rimandata. Ma nel frattempo il tempo lavora per te, e il fisco, almeno per un po’, resta a guardare.
Sul piano
psicologico, invece, il Buy & Hold è un antidoto contro l’iperattività finanziaria.
Riduce l’ansia da controllo, ti libera dall’illusione di poter prevedere il mercato e ti protegge da decisioni prese
impulsivamente.
Infatti, più osservi e controlli il tuo portafoglio, più aumenta la probabilità di
agire e
sbagliare.
Con il Buy & Hold impari, invece, a
restare fermo anche quando tutto ti spinge a muoverti, ed è proprio lì che nasce il vero rendimento: nella capacità di non fare nulla quando la tua mente ti implora di agire.
Non tutti gli ETF nascono per essere tenuti per sempre
Finora abbiamo visto i lati
positivi della strategia Buy & Hold, ma è bene chiarire una cosa: “comprare e tenere” non vuol dire comprare qualsiasi cosa e dimenticarsene per vent’anni.
Serve buon senso,
consapevolezza e una scelta fatta con criterio.
Gli ETF tematici o
settoriali, per esempio quelli sull’
intelligenza artificiale, sull’idrogeno, sulla
blockchain o sulle
biotecnologie, possono offrire sulla carta ottimi risultati per un breve periodo, ma sono anche molto legati alle mode del momento. Quando il mercato cambia direzione, spesso perdono slancio.
Un vero ETF “per la vita”, invece, è
pensato per
restare.
Deve essere ampio,
solido e ben
diversificato, capace di adattarsi a un mondo che evolve continuamente e di mantenere il suo valore nel tempo, qualunque sia la nuova tendenza o moda di mercato.
Vediamo quindi insieme quali categorie di ETF rispondono meglio a queste
caratteristiche.
1. ETF da dividendo
Questi ETF sono ideali per chi cerca
flussi di reddito
regolari e possono rappresentare un’ottima componente in un portafoglio di
lungo periodo.
Tuttavia, è importante prestare attenzione al fatto che dietro a un dividendo troppo generoso può nascondersi più
rischio che opportunità.
Un
dividend yield elevato può sembrare infatti invitante sulla carta, ma spesso è il segnale di aziende in difficoltà, con utili in calo o modelli di business poco sostenibili.
Meglio quindi orientarsi su ETF che integrano il fattore
Quality nella selezione dei titoli: società con bilanci solidi, redditività elevata e basso livello di indebitamento.
Ancora più interessanti sono i
Dividend Aristocrats, ossia quelle aziende che aumentano i
dividendi da oltre vent’anni consecutivi.
Questi ETF non inseguono la crescita esplosiva dei titoli tecnologici più aggressivi, ma offrono stabilità, continuità e prevedibilità, tre
qualità fondamentali per chi investe a lungo termine.
Dal punto di vista puramente
matematico, però, ricordo che ricevere
dividendi non è sempre la scelta più
efficiente.
Gli ETF a
distribuzione versano cedole o dividendi periodicamente, ma ogni pagamento genera subito tassazione.
Con gli ETF ad
accumulo, invece, i dividendi vengono reinvestiti automaticamente nel fondo, consentendo al capitale di crescere più rapidamente grazie all’effetto dell’interesse composto.
In alternativa, puoi sempre crearti un “
dividendo personale”, vendendo ogni tanto una piccola parte delle quote di un Etf ad accumulo per ottenere la liquidità che ti serve.
Fare questo
fiscalmente, nel lungo periodo, è spesso una soluzione più efficiente. Detto questo, la
matematica non è
tutto.
Molti investitori scelgono ETF a
distribuzione non per
convenienza, ma per una questione di
tranquillità mentale: vedere i dividendi accreditarsi sul conto dà un senso di stabilità e di controllo.
Ed è perfettamente
legittimo. Un investimento deve essere infatti sostenibile non solo per il portafoglio, ma anche per la testa di chi lo gestisce, ed è proprio per questo che questi ETF meritano di far parte di questa lista.
2. ETF Quality
La qualità batte la moda.
Sempre.
Nel lungo periodo, non sono le storie più “cool” o i titoli di tendenza a vincere, ma le aziende che macinano utili solidi, gestiscono bene il capitale e resistono anche nei
momenti difficili del mercato.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i
Quality ETF
Questi fondi raccolgono società che rispettano criteri rigorosi di
solidità finanziaria: margini operativi elevati, ritorno sul capitale (ROE e ROIC) sopra la media, basso livello di indebitamento e utili stabili nel tempo.
In altre parole, investono in aziende che non solo
crescono, ma crescono
bene, con fondamentali sani e una gestione efficiente delle risorse.
Un esempio, durante la crisi del
2008, l’indice MSCI World Quality è sceso del 48 %, mentre il MSCI World tradizionale ha perso circa il 57 %.
Confronto drawdown tra MSCI World Quality e MSCI World
Fonte: MSCI world quality factsheet
Dieci punti percentuali di differenza in un bear market possono sembrare pochi, ma in realtà significano anni di recupero
risparmiati e un livello di stress emotivo molto più basso per chi investe
La logica qui è semplice: nei momenti di euforia, le aziende “
quality” salgono meno delle
growth più speculative.
Ma quando i mercati calano, scendono più
lentamente e recuperano prima, grazie alla solidità dei loro flussi di cassa e alla fiducia degli investitori che tendono a rifugiarsi su questi titoli anche nei periodi di forte volatilità.
I Quality ETF sono quindi la
spina dorsale ideale di un portafoglio di lungo periodo.
Non cercano di stupire, ma di
resistere.
Perfetti quindi per chi crede che la vera
performance non si misuri solo quando tutto va bene, ma soprattutto nella capacità di rimanere in piedi quando tutto il resto cala.
Esistono
ETF Quality sia per i mercati globali sia per mercati come l’S&P 500. Puoi trovare qui una lista completa.
3. Low Volatility ETF
Questi ETF sono perfetti per chi vuole dormire sonni tranquilli, anche quando i mercati non lo permettono.
Gli ETF a
bassa volatilità selezionano infatti azioni che, per caratteristiche strutturali, oscillano meno rispetto al mercato complessivo.
Questi strumenti puntano quindi su società che tendono a
muoversi con
gradualità: grandi multinazionali stabili, con flussi di cassa prevedibili, appartenenti a settori difensivi come sanità, beni di consumo essenziali e utilities.
In pratica, parliamo di aziende che continuano a
funzionare anche quando
l’economia rallenta.
Nel lungo periodo, questi ETF tendono a
ridurre l’ampiezza delle oscillazioni, limitando le perdite.
E anche se nei momenti di euforia possono crescere un po’ meno degli indici tradizionali, il risultato finale è spesso quello di ottenere un
rendimento più stabile e
lineare, con un rischio complessivo inferiore.
Questo perché la vera minaccia per un investitore non è tanto la volatilità in sé, quanto la
reazione emotiva alla volatilità.
Quando il mercato scende, infatti, l’istinto spinge a
vendere. E vendere nei momenti peggiori, come ormai ben saprai, è il modo più rapido per distruggere anni di rendimenti positivi.
In finanza, infatti, non vince chi corre di più, ma chi resta in
pista più a
lungo.
E questi ETF sono progettati
esattamente per
questo: per tenerti investito, anche quando tutti gli altri stanno scappando.
4. Moat ETF
In italiano si direbbe “fossato”, da qui il nome
Moat ETF. Questi strumenti, seppur ancora poco conosciuti e meno diffusi rispetto ad altri, meritano comunque di essere
analizzati.
I Moat ETF raccolgono aziende che possiedono
vantaggi competitivi strutturali, quelli che permettono di mantenere margini elevati e proteggere la redditività anche nei momenti più difficili.
Parliamo di
marchi iconici, brevetti esclusivi, economie di scala difficili da replicare, effetti di rete (network effects) o barriere all’ingresso che scoraggiano nuovi concorrenti.
In altre parole, un’azienda con un moat, un fossato, appunto, riesce a difendere il proprio “
castello economico” anche durante le crisi, preservando profitti e quote di mercato.
Il concetto di moat nasce da
Warren Buffett, che da decenni descrive le aziende eccellenti come castelli protetti da fossati competitivi.
Per Buffett, la chiave del successo non è trovare l’azienda più “di tendenza” o quella nel settore più promettente, ma quella capace di
difendere i propri
margini nel tempo.
Ecco perché i Moat ETF rappresentano la traduzione pratica della sua
filosofia: investire in società che possiedono un vantaggio competitivo chiaro, misurabile e sostenibile.
Sono quindi una scelta per chi non cerca l’occasione del
momento, ma una rendita che resista al tempo, come direbbe lo stesso Buffett, “un castello economico protetto da un fossato che nessuno può attraversare”.
5. World ETF - la colonna portante
Non potevano mancare in questa lista: sono la base di ogni portafoglio Buy & Hold, gli
ETF globali.
Questi ETF sono infatti il cuore pulsante e lo
zoccolo duro di ogni portafoglio ben costruito.
Che tu scelga un
MSCI World, e quindi investa solo nei Paesi sviluppati, oppure un FTSE All-World o un
ACWI, includendo anche i mercati emergenti, stai comunque investendo automaticamente nelle principali aziende del pianeta, distribuite tra Paesi, valute e settori diversi.
È come possedere una piccola
quota dell’economia mondiale.
Quando emergono nuove aziende, come è successo con
Tesla,
Apple o
Nvidia, queste entrano automaticamente nell’indice, mentre quelle che perdono peso ne escono.
Tu non devi fare nulla: il
mercato fa il
lavoro per te.
L’unico compromesso?
Non “
batterai” mai il
mercato, perché sarai il mercato.
Ma, statisticamente, questa è una delle soluzioni migliori che un investitore con un orizzonte
temporale di lungo periodo possa scegliere.
Come scegliere il tuo ETF “per sempre”
Come scegliere, allora, un ETF da
tenere per
tutta la
vita?
Ci sono sostanzialmente
tre parametri fondamentali da controllare:
- Età del fondo: scegli ETF con almeno 3 anni di storico operativo, per verificarne solidità e coerenza rispetto all’indice.
- Dimensione: preferisci ETF con patrimonio in gestione superiore a 100 milioni di euro, così da ridurre il rischio di liquidazione. Questa voce la trovi spesso sotto la sigla AUM, che indica Asset Under Management.
- TER, qui i costi, competitivi: anche uno 0,2 % di differenza nei costi annuali può costarti decine di migliaia di euro di rendimento nel lungo periodo.
A questi criteri aggiungi sempre una diversificazione equilibrata, evitando
concentrazioni eccessive su un solo Paese o settore.
Per avere una visione chiara del tuo portafoglio, puoi usare la nostra sezione di
ricerca ETF per cercare tutti gli ETF di cui abbiamo parlato e provare a costruire la tua idea di portafoglio.
La dura verità
Anche il miglior ETF globale resta, di base, un investimento azionario ed è quindi soggetto alla
volatilità dei mercati.
Quando i
mercati crollano - 2000, 2008, 2020, solo per citare alcuni esempi - anche il tuo
ETF, per quanto solido, potrà scendere di valore.
È il cosiddetto
rischio sistemico, quello che coinvolge l’intero mercato e che nessuna diversificazione azionaria può eliminare del tutto.
Ad ogni modo, per
bilanciare il
portafoglio puoi affiancare ETF obbligazionari a breve scadenza o ETF monetari, che agiscono da cuscinetto nei momenti di stress.
Puoi inoltre inserire ETF su
materie prime, oro o altre asset class per ottenere una diversificazione più ampia.
Ricorda: tutti questi strumenti sono accessibili anche tramite ETF.
In conclusione, in finanza,
l’unica certezza è che
non esistono certezze. Ma una costante rimane: il tempo premia chi sa aspettare.
La strategia
Buy & Hold non è la più emozionante, né la più spettacolare. È semplicemente quella che funziona.