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Primo semestre 2026 in borsa: vincitori, vinti e cosa portarci a casa

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Bilancio del primo semestre di borsa 2026: MSCI World +13 %, boom dei semiconduttori, ritorno del Value e la lezione per restare investiti con metodo.

Primo semestre 2026 in borsa: vincitori, vinti e cosa portarci a casa
 
  • Livello: Per tutti
  • Tempo di lettura: 8 minuti
Se dopo i primi sei mesi del 2026 ti limiti a dare un'occhiata al tuo MSCI World o al tuo MSCI ACWI, con ogni probabilità sarai soddisfatto. Nella prima metà dell'anno l'MSCI World ha guadagnato circa il 13 %, mentre l'ACWI ha fatto anche un po' meglio, con circa il 15 % (in questo articolo tutti i rendimenti sono espressi in euro). Sulla carta, un semestre di borsa quasi perfetto.
Eppure quei numeri, presi da soli, raccontano solo metà della storia. I primi sei mesi sono stati in realtà un vero ottovolante emotivo, fatto di volatilità, scossoni geopolitici e movimenti violenti sotto la superficie del mercato. Imparare a filtrare questo rumore di fondo costante, il cosiddetto noise, è da sempre una delle chiavi per investire bene nel lungo periodo. Ma come si fa a restare lucidi quando sembra che il mondo si stia capovolgendo?
Ripercorriamo allora insieme questo semestre, così da arrivare in fondo con una risposta più chiara proprio a questa domanda.
Cosa troverai in questo articolo:

Lo scenario macro: rumore geopolitico e paura sui tassi

Sul fronte politico ed economico, questi sei mesi non sono stati per deboli di cuore. Le notizie si sono susseguite senza tregua, offrendo ai più pessimisti tutti gli argomenti che cercavano:
  • Donald Trump: la sua politica commerciale ed estera, imprevedibile come sempre, continua ad alimentare l'incertezza a livello globale e a mettere sotto pressione le catene di fornitura mondiali.
  • Guerra in Medio Oriente e crisi in Venezuela: il conflitto con l'Iran ha fatto salire la tensione geopolitica e ha innescato un vero shock sul prezzo del petrolio. Alla pompa come in borsa, le quotazioni del greggio hanno toccato per un periodo livelli record.
  • Inflazione e il nuovo presidente della Fed: Kevin Warsh, nuovo numero uno della banca centrale americana, ha riacceso i timori sui tassi. Con lo shock petrolifero è tornata la paura di un'inflazione dura a morire, che ha raffreddato le attese di tagli. La BCE ha già rialzato i tassi e la Fed potrebbe fare lo stesso nella seconda parte dell'anno.
Sulla carta, gli ingredienti per un semestre di profondo rosso c'erano tutti. E allora perché il mercato è salito comunque? Perché tutto questo «rumore» politico è stato ancora una volta messo in ombra dal megatrend che oggi domina la scena: l'intelligenza artificiale. Nei primi sei mesi del 2026 chi era percepito come vincitore dell'IA è stato premiato in modo ancora più deciso, e chi era visto come perdente punito in modo ancora più severo.

Uno sguardo sotto la superficie degli indici

Se ci si ferma alla performance complessiva del MSCI World o del MSCI ACWI, nessun investitore ha di che lamentarsi. Ma appena si scava un po' più a fondo emerge una fortissima disparità. Degli 11 settori GICS® che compongono il MSCI World, nella prima metà dell'anno solo tre hanno battuto l'indice nel suo complesso:
  1. Information Technology: 25,28 %
  2. Energy: 22,3 %
  3. Industrials: 18,59 %

Andamento settoriale - 6 mesi del 2026

Andamento settoriale - 6 mesi del 2026
Dati: justETF al 30/06/2026
Il comparto tecnologico è stato, ancora una volta, il vero motore del rialzo. Chi però pensava di poter comprare qualsiasi titolo tech a occhi chiusi si è dovuto ricredere in fretta. Il software è stato bastonato senza pietà, mentre il vero collo di bottiglia dell'economia mondiale resta l'industria dei semiconduttori.
Di rado la distanza tra i titoli di uno stesso settore si è aperta così tanto come in questi mesi:
  • I vincitori (infrastruttura IA e semiconduttori): il VanEck Semiconductor ETF è quasi raddoppiato nel primo semestre, con un rialzo vicino al 100 %. Memoria, potenza di calcolo e macchinari per la produzione di chip andavano a ruba, con i produttori incapaci di stare dietro alla domanda.
  • I vinti (Big Tech e software): i classici «hyperscaler» come Microsoft e Amazon sono rimasti indietro rispetto al mercato. Sui loro bilanci pesano enormi spese per investimenti (le capital expenditures): per finanziare la costosa infrastruttura dell'IA, i giganti del settore hanno dovuto emettere oltre 150 miliardi di dollari di nuovo debito e ricorrere ad aumenti di capitale. Solo a giugno gli hyperscaler hanno bruciato circa 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il software è andato anche peggio: molte società sono state svendute quasi fossero destinate, in un mondo trasformato dall'IA, a non guadagnare più nulla. In media i titoli del comparto hanno perso circa il 25 % nel semestre.
Suggerimento justETF: per capire quanto la concentrazione sulle grandi società tecnologiche pesi davvero sul tuo portafoglio, può essere utile mettere a confronto un indice classico ponderato per capitalizzazione con una versione più equilibrata, come l'S&P 500 Equal Weight.

La star silenziosa: il ritorno del fattore Value

La vera sorpresa del semestre, però, non è arrivata da un ETF tecnologico, ma da un fattore che in molti davano ormai per spacciato: il Value (rappresentato dal MSCI World Enhanced Value Index). L'approccio Value ha guadagnato oltre il 35 %, superando addirittura il NASDAQ 100, fermo a circa il 24 %.
Come si spiega? Gli ETF Value selezionano aziende dai conti solidi e con valutazioni contenute. Ed è proprio lì che si erano rifugiati i grandi beneficiari del boom dell'hardware per l'IA. Mentre le costose società di software venivano penalizzate, a spingere l'indice Value erano fornitori di tecnologia a buon mercato come Qualcomm e Cisco, ma anche colossi dei semiconduttori come Intel.
La stella assoluta dell'indice Value è Micron Technology. La società, celebre per i suoi chip di memoria, ha messo a segno un rialzo di ben il 300 % nel solo primo semestre, entrando per un certo periodo tra le dieci aziende più grandi al mondo.
C'è un dato ancora più impressionante: a Micron sono bastati appena 48 giorni per raddoppiare la propria capitalizzazione, passando da 500 a oltre 1.000 miliardi di dollari. Una crescita di valore così rapida non si era mai vista in tutta la storia dei mercati finanziari.
Lo stesso vale per il fattore Momentum, salito di circa il 32 %: il denaro è affluito senza esitazioni proprio dove sembrava esserci più fermento.

Asia e mercati emergenti

L'entusiasmo per l'infrastruttura dell'IA non si è fermato ai mercati sviluppati e ha stravolto gli equilibri in Asia.
Spinte dalla domanda inarrestabile di chip di memoria, SK Hynix e Samsung sono entrate entrambe nel «club dei 1.000 miliardi di dollari». Con loro, la Corea del Sud diventa appena il quarto Paese al mondo a esprimere un'azienda di queste dimensioni. Insieme al colosso taiwanese dei semiconduttori TSMC, queste società hanno trainato una performance storica per gli indici MSCI Taiwan (73 %) e MSCI Korea (107 %), che diventano così, con ampio margine, i migliori del primo semestre 2026.
Che il rally di questi tre produttori di chip abbia lasciato il segno anche sul MSCI Emerging Markets lo dicono i numeri: a fine maggio i titoli tecnologici valevano oltre il 43 % dell'intero indice, che con un rialzo di quasi il 28 % ha nettamente distanziato i mercati sviluppati.
Il grande sconfitto di questa fase è la Cina. La seconda economia del pianeta ha vissuto un semestre da incubo in borsa ed è scivolata addirittura al terzo posto nell'indice, dietro Taiwan e Corea del Sud. Un fatto tutt'altro che banale, se si pensa che per quasi vent'anni la Cina era stata ininterrottamente il Paese di maggior peso all'interno dell'indice.

Vincitori e vinti del semestre

Allargando lo sguardo oltre il mondo tech, si scopre che anche qui i grandi protagonisti del semestre appartengono all'economia «reale», quella fatta di beni fisici.
  • Titoli petroliferi: trainato dai prezzi record del greggio dopo il conflitto con l'Iran, l'energia è stato il secondo miglior settore in assoluto.
  • Titoli industriali: hanno beneficiato in pieno della corsa a costruire nuova infrastruttura per l'IA.
  • Small cap: ribaltando la tendenza degli anni precedenti, in questo contesto le società a piccola capitalizzazione si sono comportate sorprendentemente bene. Il MSCI World Small Cap ha guadagnato oltre il 20 %, mentre l'americano Russell 2000 è salito addirittura di oltre il 26 %, firmando il miglior avvio d'anno dal 1991.
  • Energie rinnovabili: un altro collo di bottiglia nella corsa ai data center per l'IA è la disponibilità di energia. A beneficiarne sono anche le rinnovabili: l'iShares Global Clean Energy Transition ha guadagnato oltre il 30 %.
  • Sud Europa: a livello di singoli Paesi hanno convinto anche Italia, Spagna e Austria, con performance particolarmente solide.

Chi si è perso la festa

Non tutti hanno partecipato ai festeggiamenti. Alcuni temi molto in voga negli anni scorsi hanno deluso le aspettative:
  • Crypto e Bitcoin: Bitcoin e affini hanno vissuto un semestre fiacco e non hanno offerto alcun riparo dalle tensioni geopolitiche. La storia dell'«oro digitale» si è rivelata ancora una volta poco solida, e il famoso ciclo dei quattro anni rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera.
  • Il porto (non più) sicuro: oro e, soprattutto, titoli minerari auriferi hanno mostrato evidenti segni di stanchezza e viaggiano in negativo da inizio anno. Va detto, però, che nei periodi precedenti avevano regalato rendimenti molto interessanti.
  • Difesa: i titoli legati al comparto della difesa hanno perso parecchio terreno nell'ultimo periodo.
  • Fattori Quality e Minimum Volatility: il Quality (le aziende con i bilanci più robusti) e il Minimum Volatility (i titoli meno volatili) sono rimasti indietro rispetto al mercato, che ha preferito puntare sulla crescita di breve termine legata all'infrastruttura fisica anziché sulla solidità dei conti.

Cosa farcene di tutte queste informazioni

Diciamolo chiaramente: tutti questi numeri, le valutazioni da migliaia di miliardi e i ribaltoni geopolitici sono affascinanti e persino divertenti da analizzare. Ma il 1° gennaio 2026 avresti potuto prevedere con esattezza tutto questo? No. E non avrebbe potuto farlo nessuno. Se poi si considera che, dall'insediamento di Donald Trump, gli eventi geopolitici non sono certo diventati più leggibili, il quadro è completo. Provare a indovinare i tempi del mercato, o a scommettere sul prossimo settore di moda, resta in fin dei conti un azzardo.
Come si fa, allora, in mezzo a tutto il rumore che ogni giorno ci arriva addosso attraverso le notifiche, a mantenere la calma e ad avere la pazienza di non fare nulla, esattamente come suggeriva Warren Buffett?
Un aiuto arriva da un libro del premio Nobel Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, e in particolare dal capitolo dedicato all'intuizione e alle formule. Kahneman dimostra che, in contesti complessi come i mercati finanziari, la nostra intuizione fa cilecca. Tendiamo a proiettare nel futuro le tendenze del momento (come oggi la febbre per i semiconduttori) e finiamo per agire d'impulso.
La sua soluzione? Nella stragrande maggioranza dei casi, le regole e le formule battono l'intuito. Tradotto sul tuo portafoglio: spegni il pilota automatico delle emozioni davanti ai movimenti di breve periodo e affidati a sistemi solidi, basati su regole precise.
Così, invece di spostare in fretta tutti i tuoi soldi su un ETF sui semiconduttori solo perché ha corso nell'ultimo semestre, puoi semplicemente restare fedele ai tuoi ETF ampi e regolati da criteri chiari. Un classico MSCI World, un investimento All-World o un mix di fattori ben definito ti sollevano dal peso delle decisioni emotive: è l'indice a ribilanciarsi da solo, seguendo regole matematiche e trasparenti. Senza quell'istinto di pancia che, troppo spesso, finisce per portarci fuori strada.
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