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Permanent Portfolio: 4 ETF per attraversare ogni crisi

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Azioni, oro, obbligazioni lunghe e monetario al 25 % ciascuno: come funziona il Permanent Portfolio, quanto ha reso dal 2007 e come costruirlo in Italia.

Permanent Portfolio: 4 ETF per attraversare ogni crisi
 
  • Livello: Per tutti
  • Tempo di lettura: 9 minuti
Il Permanent Portfolio somiglia a un coltellino svizzero, quattro lame diverse e ognuna con il suo mestiere. A prima vista la composizione sembra strana, quasi casuale, e invece non c'è niente lasciato al caso.
L'ha messo a punto negli anni Ottanta l'analista americano Harry Browne. La sua asset allocation, nella versione classica, prevede quattro fette identiche.
  • 25 % azioni
  • 25 % oro
  • 25 % titoli di Stato a lunga scadenza
  • 25 % mercato monetario e liquidità
Rispetto a un classico portafoglio 60/40 è una scelta poco ortodossa, ma la logica c'è. Ognuna delle quattro componenti dà il meglio in una fase di mercato diversa, e quando una soffre di solito ce n'è un'altra che tira.
Ne esce un portafoglio che perde poco, oscilla poco e recupera in fretta. Se quello che cerchi è proteggere il capitale che hai messo da parte restando comunque davanti all'inflazione, senza montagne russe e senza troppa volatilità, vale la pena capire come funziona.
Cosa troverai in questo articolo

Un portafoglio per ogni stagione

Di portafogli costruiti per reggere qualsiasi scenario ce n'è più d'uno. Il più famoso è l'All Weather di Ray Dalio, che parte dalla stessa idea del Permanent Portfolio ma la traduce in pesi molto diversi. In entrambi i casi ogni componente ha un compito preciso, e un momento in cui quel compito conta più di tutti gli altri.

Le quattro gambe del Permanent Portfolio

Componente A cosa serve Quando dà il meglio
Azioni Crescita Economia in espansione
Obbligazioni a lunga scadenza Protezione da recessione e deflazione Tassi in calo
Oro Assicurazione per i periodi agitati Crisi di fiducia
Mercato monetario e liquidità Stabilità e soldi pronti all'uso Tassi in rialzo
Un portafoglio così sottopesa le azioni e punta tutto sulla diversificazione. Il patto è chiaro fin dall'inizio.
  • Una fetta importante del capitale sta in strumenti che sul lungo periodo, con ogni probabilità, renderanno meno delle azioni.
  • In cambio il portafoglio si muove molto meno quando i mercati si agitano.
Quanto costa davvero questo scambio? Il grafico mette il Permanent Portfolio a confronto con un classico 60/40 e con un portafoglio fatto solo di azioni.
Permanent Portfolio, 60/40 e 100 % azioni a confronto (2007–2026)
Confronto dell'andamento tra Permanent Portfolio, portafoglio 60/40 e 100 % azioni
Fonte: justETF Research, 30.07.2026. Rendimenti totali mensili nominali in EUR (gennaio 2007 – giugno 2026), costi degli ETF inclusi. I portafogli vengono ribilanciati una volta l'anno. Permanent Portfolio con 25 % azioni globali (MSCI World), 25 % oro, 25 % mercato monetario e 25 % obbligazioni a lunga scadenza.
Portafoglio 60/40 con 60 % azioni globali (MSCI World) e 40 % obbligazioni a media scadenza.
Portafoglio azionario interamente investito nell'MSCI World. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Sulla lunga distanza vince il portafoglio tutto azionario, la linea blu, e vince con un buon margine.
Ci ha messo però più di dieci anni ad arrivarci, visto che dopo la crisi finanziaria globale è tornato in testa solo a marzo 2017. Va detto che il punto di partenza scelto qui è più o meno il peggiore possibile per chi investe in azioni.
Nel 2007 la crisi cominciava a mordere l'economia reale. Le borse hanno iniziato a scendere e poi sono precipitate, molto più di quanto sia successo ai portafogli ben diversificati.
Nel momento peggiore le azioni globali erano a -49 %, il 60/40 si è fermato a -26 % e il Permanent Portfolio ha lasciato sul terreno il 2,6 %.
Da allora, lo scenario si ripresenta a ogni crisi dei mercati. Il rendimento del Permanent Portfolio registra una crescita costante e regolare, senza subire drastici cali e riuscendo sempre a sovraperformare l'inflazione.

Rischio e rendimento a confronto

Gli stessi tre portafogli, letti attraverso le principali metriche (importi in euro).

Rischio e rendimento dei tre portafogli (2007–2026)

Portafoglio Rendimento cumulato (%) Rendimento annuo (%) Volatilità (%) Rendimento per unità di rischio Perdita massima (%) Recupero più lungo
Permanent Portfolio 233,50 6,37 6,34 1,01 -10,63 2 anni e 5 mesi
60/40 278,72 7,07 8,59 0,82 -26,01 3 anni e 3 mesi
100 % azioni 434,90 8,98 13,52 0,66 -49,06 5 anni e 8 mesi
Fonte: justETF Research, 30.07.2026. Il rendimento per unità di rischio è il rendimento corretto per il rischio, quindi più il valore è alto e più rendimento è arrivato a parità di oscillazioni sopportate. La perdita massima del Permanent Portfolio risale a dicembre 2022, quella degli altri due portafogli a febbraio 2009. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Sulle prime due colonne, quelle del rendimento, non c'è partita e il portafoglio azionario stacca tutti.
Le altre quattro raccontano il prezzo pagato per arrivarci, ed è lì che la classifica si ribalta. Oscillazioni più contenute, perdite più leggere, recuperi più rapidi, su ognuno di questi fronti comanda il Permanent Portfolio.
Il senso della strategia sta tutto in questo scambio, una parte del rendimento in cambio di notti più tranquille.

Come si comporta nelle crisi

C'è un grafico che spiega meglio di ogni altro perché questa strategia piace a chi teme i crolli.
Perdite dai massimi precedenti a confronto (2007–2026)
Perdite massime del Permanent Portfolio a confronto durante le crisi di mercato
Fonte: justETF Research, 30.07.2026. Perdite dai massimi precedenti, dati mensili in EUR (gennaio 2007 – giugno 2026). I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
La linea arancione è il Permanent Portfolio, la viola il 60/40 e la blu il portafoglio azionario. Quello che vedi è, mese per mese, quanto ciascuno si trovava sotto il proprio massimo precedente.
La crisi del 2008 il Permanent Portfolio l'ha attraversata quasi senza accorgersene, perché mentre le borse affondavano oro e titoli di Stato lunghi correvano nella direzione opposta.
Anche senza tirare in ballo oro e obbligazioni, però, c'è un conto che vale la pena fare, quello di quanto pesa la quota azionaria nel momento del crollo.
Nel punto peggiore del 2008 un portafoglio fatto solo di azioni ha perso il 49 %.
  • Nel 60/40 quel crollo si traduceva in 49 % × 60 % = 29 % di perdita.
  • Nel Permanent Portfolio in 49 % × 25 % = 12 %.
Aggiungi che la liquidità è rimasta ferma dov'era e che l'altra metà del portafoglio saliva proprio mentre tutto il resto affondava, e quel -2,6 % smette di sembrare un numero strano.
Da allora lo schema si è ripetuto quasi a ogni correzione seria, nel 2011, nella discesa del 2018, nei mesi della pandemia e nel 2025 con l'annuncio dei dazi di Trump.
Corazza però non lo è. Nel 2022 il vantaggio è stato minimo, e durante la guerra in Iran ha perso più degli altri due.

Perché il Permanent Portfolio funziona così bene

Il merito non è di nessuna delle quattro componenti in particolare, ma di come stanno insieme.
Azioni, oro e obbligazioni lunghe, prese una per una, ballano parecchio. Solo che ballano su musiche diverse, e quando una scende spesso un'altra sale, così alla fine il portafoglio si muove meno di ogni singolo pezzo che lo compone.
Poi c'è il tetto del 25 %. Nessuna posizione può crescere al punto da trascinare giù tutto il resto quando le cose si mettono male.
Quanto poco si somiglino lo dice la loro correlazione con le azioni globali.

Correlazione delle asset class con le azioni globali

Azioni (mondo) Titoli di Stato Liquidità Oro
Azioni (mondo) 1 0,11 -0,13 -0,10
Fonte: justETF Research. Correlazione nominale tra asset class, dicembre 2006 – febbraio 2026.
Valori bassi o negativi indicano che quella componente è un buon diversificatore rispetto a un ETF azionario.
Mercato monetario e oro, nel periodo osservato, si sono mossi addirittura in direzione opposta alle borse. Non è una legge fisica, ma quando le azioni scendono c'è una discreta probabilità che oro e liquidità salgano un po' e attutiscano il colpo.
Anche i titoli di Stato hanno un valore basso, segno che seguono logiche loro.
Nella tabella compaiono titoli di Stato generici, mentre il Permanent Portfolio usa quelli a lunga scadenza, ed è una scelta tutt'altro che casuale.
In una recessione seria, con le banche centrali che tagliano i tassi, le obbligazioni lunghe sono di solito quelle che salgono di più. Il 2008 lo ha mostrato in modo quasi caricaturale.
Questo accade perché la BCE e la Federal Reserve abbassano i tassi per tenere in piedi l'economia, gli investitori scappano dalle azioni e si rifugiano nei titoli di Stato. In quel momento un titolo lungo con un buon rating è esattamente quello che tutti vogliono, perché continua a pagare la sua cedola per anni mentre i rendimenti dei titoli nuovi sono ormai crollati.
Quando i tassi salgono succede l'opposto e le obbligazioni lunghe possono perdere parecchio. Il rischio di tasso si gira, e a quel punto servono scadenze corte come quelle del mercato monetario.
La ragione è intuitiva. Se i tassi passano dall'1 % al 3 %, l'ultima cosa che vuoi è restare incastrato in un titolo che ti paga l'1 % per i prossimi vent'anni. Gli strumenti monetari, invece, scadono quasi tutti entro tre mesi.
Ogni pezzo arriva a scadenza in fretta e i soldi ripartono subito ai tassi nuovi, più alti. Nel 2022, quando i tassi hanno cominciato a correre, si è visto bene.
Andamento di un ETF monetario in euro con i tassi in rialzo
Andamento degli ETF monetari in una fase di tassi in rialzo
Fonte: justETF. Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap, rendimenti in euro (settembre 2022 – agosto 2023). I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Resta l'oro, il più imprevedibile del gruppo. Nell'era degli ETF si è comportato da ottimo diversificatore, ma sa anche restare fermo per anni senza dare segni di vita.
Con l'oro, insomma, può succedere di tutto, ed è insieme la sua forza e il suo limite.
Quando la fiducia negli strumenti finanziari tradizionali si incrina, i soldi cercano un posto dove ripararsi, e spesso quel posto è l'oro. È andata così negli anni Settanta della stagflazione ed è andata così nel 2008.
E se l'oro si infilasse in un mercato orso lungo anni? La risposta sta nella struttura stessa del portafoglio, quattro componenti diverse e nessuna abbastanza grande da fare troppi danni da sola.
Chi comincia a investire da giovane di solito punta tutto sulla crescita, con una quota azionaria alta, e all'inizio ha senso.
Più il patrimonio cresce e più il capitale umano si assottiglia, però, più la domanda si sposta da quanto posso guadagnare a quanto posso permettermi di perdere.
È in questo ruolo, quello di conservare ciò che hai costruito, che il Permanent Portfolio dà il meglio. I grafici lo dicono da soli, le sue discese sono quasi sempre poco profonde e brevi.
Il problema, semmai, è tenere la barra dritta. Dopo qualche anno di mercato toro la tentazione di alzare la quota azionaria diventa fortissima.
Ed è la trappola classica, si comprano azioni quando il mercato è già corso, cioè nel momento in cui converrebbe di meno.
Nel pieno di una crisi succede l'inverso e la fatica è la stessa, perché per funzionare la strategia chiede di riportare i pesi dove erano.
Ribilanciare vuol dire vendere quello che ha tenuto meglio, di solito oro o obbligazioni, per comprare quello che è crollato, di solito le azioni. Esattamente il gesto che, mentre tutti scappano, sembra il più sbagliato del mondo.
È una disciplina che si costruisce con l'esperienza, e infatti riesce meglio a chi ha già visto qualche ciclo di mercato ed è disposto ad alleggerire le posizioni più rischiose.

Come si costruisce, in pratica

Azioni globali. Basta un ETF su un indice mondiale, MSCI World oppure FTSE All-World. Occhio a non affiancarci troppa Italia, perché la nostra borsa vale meno dell'1 % del mercato azionario globale e sovrappesarla è una posizione attiva, non una scelta neutra.
Oro. Un ETF UCITS non può replicare una singola materia prima, quindi l'oro passa da un ETC. Meglio la replica fisica, con i lingotti depositati in caveau, e uno sguardo a come è strutturata la garanzia.
Titoli di Stato a lunga scadenza. La strada più semplice è un ETF sui governativi dell'area euro con scadenze lunghe. Si può fare anche con singoli BTP, ma così tutto il rischio emittente finisce su un Paese solo, mentre l'ETF prende la stessa scommessa sulla duration e la distribuisce su più emittenti.
Mercato monetario. Un ETF monetario in euro segue i tassi a brevissimo termine e lo vendi in giornata quando serve. Un conto deposito fa un lavoro simile, ma vincola il capitale proprio quando potrebbe servirti per ribilanciare.
Suggerimento justETF: occhio a come vengono tassati i quattro pezzi, perché non seguono tutti la stessa regola. I proventi degli ETF armonizzati sono redditi di capitale, quindi aliquota al 26 % e nessuna possibilità di compensarli con le minusvalenze accumulate. Negli ETF obbligazionari la parte investita in titoli di Stato italiani e dei Paesi in white list scende al 12,5 %. I guadagni degli ETC sull'oro rientrano invece nei redditi diversi, sempre al 26 % ma compensabili con le minusvalenze che hai in deposito. C'è poi il conto del ribilanciamento, perché in regime amministrato ogni vendita in guadagno paga l'imposta subito. Quando puoi, rimetti i pesi in ordine con i nuovi versamenti invece che vendendo.
Non serve per forza adottare la versione integrale, i principi si possono applicare anche al portafoglio che hai già.
Le varianti più diffuse tengono le azioni tra il 40 % e il 50 %. Qualcuna aggiunge materie prime, qualcun'altra sposta i pesi tra obbligazioni lunghe e liquidità. La modifica più comune di tutte è sostituire le scadenze lunghe con quelle intermedie, meno sensibili ai movimenti dei tassi.
Per costruire il tuo Permanent Portfolio, o anche solo per diversificare meglio quello che hai adesso, il percorso è questo.
  • Apri la funzione di ricerca ETF.
  • Scegli l'asset class che ti serve, per esempio azioni mondiali oppure metalli preziosi per l'oro.
  • Ordina i risultati per patrimonio gestito, perché i fondi più grandi ti dicono dove si è già concentrato il resto del mercato.
  • Controlla che il costo corrente (TER) sia in linea con quello dei concorrenti diretti.
  • Confronta il rendimento a cinque anni con quello degli ETF sullo stesso indice, tenendo presente che un paio di punti percentuali di differenza non devono preoccuparti.
  • Guarda infine il rapporto tra rendimento e rischio a cinque anni, sempre a confronto con prodotti simili.
Se vuoi entrare più nel dettaglio nella scelta dei singoli prodotti, trovi tutto nell'articolo «Come scegliere l'ETF giusto».

Fonti

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