A 50 anni molti danno per scontato che il
treno sia passato. Questo perché l'
interesse composto, come si dice sempre, ha bisogno di tempo e il tempo che resta prima della pensione appare troppo poco per fare la differenza. Da lì nasce l'idea quindi che investire, a quel punto della vita, serva a poco.
Abbiamo provato a misurarlo, prendendo una persona di
50 anni e facendola vivere dentro tutti i quindicenni di mercato disponibili dal 1972 a oggi, cioè
474 scenari, ognuno con dentro un pezzo vero di storia dei mercati. Il primo punto da chiarire, però, riguarda proprio quei 15 anni che sembrano pochi.
Cosa troverai in questo articolo:
Perché a 50 anni l'orizzonte è il doppio di quello che sembra
Se hai 50 anni e pensi di andare in
pensione verso i 65, l'istinto dice che davanti ci sono 15 anni. Pochi, soprattutto se li confronti con i 40 di un ragazzo di 25.
Le due metà dell'orizzonte: accumulo e prelievo
Fonte: elaborazione justETF Research.
Il giorno della
pensione, però,
non si vende tutto. Si comincia a prelevare quello che serve per vivere, e il resto continua a lavorare per altri 20, 25 o 30 anni. L'orizzonte vero, per la maggior parte delle persone, è quindi molto più lungo di quello che sembra.
Qui ci concentriamo sulla prima metà, cioè su quanto si riesce a costruire da qui alla pensione. Della seconda, ovvero di quanto se ne può tirare fuori dopo, parliamo alla fine.
Quanto si costruisce partendo a 50 anni con 300 € al mese
Prendiamo una persona di 50 anni con
20.000 € già da parte, che riesce a mettere via
300 € al mese. Il versamento cresce del 2 % ogni anno per stare al passo con l'inflazione, quindi negli ultimi anni arriva a circa 400 € al mese, e in tutto, nei 15 anni, sono
82.000 € versati di tasca propria.
L'incremento automatico del versamento è una funzione che parecchi broker permettono di impostare una volta e poi dimenticarsene. Nel
confronto broker di justETF trovi quali la offrono.
Il resto delle ipotesi in breve.
- Dati: rendimenti di un indice azionario mondiale e dei titoli di Stato dell'area euro da gennaio 1972 a giugno 2026, in euro. Dentro ci sono due crisi petrolifere, l'inflazione degli anni Settanta e Ottanta, il crollo dell'87, la bolla di internet, il 2008 e il 2022.
- Costi: dedotti lo 0,20 % annuo di TER e lo 0,20 % di imposta di bollo.
- Scenari: invece di scegliere un singolo periodo, magari molto favorevole o molto sfortunato, abbiamo fatto partire lo stesso piano in ogni mese possibile, per 474 quindicenni consecutivi. Il dato di riferimento è sempre il valore mediano, quello che divide a metà i risultati.
- Portafoglio: 85 % azioni, con i versamenti che dai 60 anni vanno tutti sulle obbligazioni per arrivare alla pensione un po' più tranquilli. Non si vende mai niente, l'equilibrio lo tengono i versamenti, che ogni mese vanno sulla parte rimasta indietro, quindi in 15 anni non si paga un euro di imposta sul guadagno.
Valore del portafoglio dai 50 ai 65 anni (474 scenari, 1972-2026)
Fonte: ricerca justETF, 20.08.2026. Indice azionario mondiale e titoli di Stato area euro, rendimenti totali nominali in EUR (01.1972-06.2026), al netto di 0,20 % di TER e 0,20 % di imposta di bollo. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Il risultato mediano dei 474 scenari è
176.000 €, più del doppio degli 82.000 € versati. Nel decimo di scenari peggiori il portafoglio si è fermato a 118.000 €, nel decimo migliore ha superato i 307.000 €, e nel migliore in assoluto, quello partito a settembre 1974, è arrivato a 460.000 €.
In percentuale fa circa l'
8 % all'anno, calcolato su ogni euro versato tenendo conto di quando è entrato, visto che i soldi dei primi mesi hanno lavorato quindici anni e quelli dell'ultimo anno soltanto dodici mesi. Nel peggiore dei 474 quindicenni il rendimento scende all'1,9 % annuo. Poco, ma mai negativo.
Sono cifre lorde, perché i soldi sono ancora investiti. Liquidando tutto lo stesso giorno resterebbero
153.000 € netti, con circa 23.500 € di imposte. Vendendo poco per volta negli anni a seguire, invece, le tasse si pagano un pezzo alla volta mentre il resto continua a lavorare.
In 474 quindicenni non si è mai finiti sotto i soldi versati
Capitale a 65 anni: versato, scenario peggiore, mediana, scenario migliore
Fonte: ricerca justETF, 20.08.2026. 474 finestre di 15 anni tra il 1972 e il 2026, valori nominali in EUR. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Gli scenari chiusi sotto il capitale versato sono
zero. Vale anche per il peggiore di tutti, quello di chi ha cominciato a marzo 1994 e si è preso la bolla di internet e il 2008 uno dietro l'altro, che si è comunque ritrovato con 98.000 € contro 82.000 versati.
E non è che questi quindici anni siano stati tranquilli, perché nel
93 % dei casi a un certo punto il portafoglio è arrivato a perdere almeno il 20 % dal suo massimo. Il crollo grosso, insomma, c'è stato quasi sempre.
Va messa in conto anche l'inflazione, perché 176.000 € tra 15 anni non valgono come 176.000 € di oggi. Ipotizzando un'inflazione del 3 % annuo, comprano più o meno quello che oggi compri con
113.000 €, quindi più di un terzo in meno.
Quanto tenere in azioni, e quanto costa essere prudenti
Un portafoglio all'85 % in azioni, a 50 anni, può sembrare troppo aggressivo. La risposta, dal nostro punto di vista, dipende più da quanta parte di questi soldi servirà nei primi anni di pensione che dall'età di chi investe, perché quella parte va tenuta lontana da uno strumento che può perdere il 40 %.
Abbiamo quindi rifatto girare gli stessi 474 scenari con tre allocazioni diverse. La prima tiene l'
80 % in azioni e il
20 % in
obbligazioni per tutti e 15 gli anni. La seconda sta al 60 e 40, sempre, ed è la versione prudente dello stesso ragionamento. La terza è quella vista finora, che parte all'85 % e dai 60 anni sposta i versamenti sulle obbligazioni.
Le tre suddivisioni a confronto
Fonte: ricerca justETF, 20.08.2026. 474 finestre di 15 anni tra il 1972 e il 2026, valori nominali in EUR al netto dei costi. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
La differenza fra i due estremi è
meno di un punto all'anno. Il numero che conta di più, però, è la massima discesa del saldo, perché è quella che ci si ritrova davanti quando si apre l'app, e lì il 60/40 arriva a perdere il 22 % contro il 31 % dell'80/20.
Tirando le somme, essere più prudenti per tutti e 15 gli anni costa
18.000 € nel caso centrale e in cambio alza di quasi 10.000 € il risultato nello scenario peggiore. Detta così sembra poco, però è la differenza fra vedersi sparire un quinto di quello che si ha e vedersene sparire quasi un terzo. Nessuna delle due allocazioni è sbagliata, perché in un caso si sta comprando tranquillità e la si sta pagando, e sapere quanto costa serve a decidere se la si vuole davvero.
Sul terzo portafoglio c'è un dato che vale la pena aggiungere, perché a 65 anni non è diventato affatto più prudente e ci si ritrova ancora con il
75 % in azioni. A quel punto il capitale è grande e il versamento annuale è poca cosa rispetto al totale, quindi i versamenti riescono a mantenere la divisione di partenza ma fanno molta fatica a cambiarla. Per cambiarla davvero bisognerebbe vendere, e lì entrano in gioco le tasse.
Suggerimento justETF: fra un ETF mondiale, magari un settoriale e qualche obbligazione, la divisione reale del portafoglio non è sempre ovvia. Con il
portfolio tool di justETF vedi quanto pesa la parte azionaria, quanto quella obbligazionaria e quanto ti sei allontanato dalla divisione che avevi in mente.
Aspettare cinque anni pesa più di come dividi il portafoglio
Qui non cambia niente. Stessi 20.000 € di partenza, stessi 300 € al mese che crescono del 2 %, stessa pensione a 65 anni. Cambia solo il giorno in cui si comincia.
Cinque anni di attesa costano fra i
63.000 e i
72.000 €, a seconda del portafoglio, e la proporzione è praticamente identica in tutti e tre i casi, perché chi aspetta cinque anni versa il 28 % in meno e arriva a circa il
40 % in meno. La differenza che manca, quindi, è in buona parte la crescita che quei soldi non hanno mai potuto generare.
Capitale mediano a 65 anni in base all'età di partenza
Fonte: ricerca justETF, 20.08.2026. 474 finestre di 15 anni tra il 1972 e il 2026, valori nominali in EUR. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Il momento in cui si comincia sposta il risultato più di come si divide il portafoglio, ed è di solito la variabile su cui ragioniamo di meno.
Quanto si arriva a mettere insieme, partendo da dove sei oggi
Capitale mediano a 65 anni per capitale iniziale e versamento mensile
| Capitale oggi |
200 €/mese |
300 €/mese |
500 €/mese |
800 €/mese |
| 0 € |
75.000 € |
112.000 € |
187.000 € |
299.000 € |
| 20.000 € |
139.000 € |
176.000 € |
250.000 € |
363.000 € |
| 50.000 € |
240.000 € |
275.000 € |
347.000 € |
459.000 € |
| 100.000 € |
408.000 € |
443.000 € |
516.000 € |
621.000 € |
Fonte: ricerca justETF, 20.08.2026. Valore mediano a 65 anni sui 474 quindicenni, portafoglio all'85 % azioni con spostamento dai 60 anni, versamento crescente del 2 % annuo. In arancione il caso di partenza. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Nella tabella ci sono i
due numeri che dipendono davvero da noi, quanto abbiamo già da parte oggi e quanto riusciamo a versare ogni mese. Tutto il resto lo decidono i mercati.
Il caso di partenza è la cella evidenziata e porta a 176.000 €. Con 500 € al mese invece di 300 si arriva a 250.000 €, partendo da 50.000 € invece di 20.000 si arriva a 275.000 €, e con tutte e due le cose insieme si arriva a quasi 350.000 €. Agli estremi si va da 75.000 € per chi parte da zero e mette via 200 € al mese, fino a oltre 600.000 € per chi parte da 100.000 € e ne versa 800. Sono tutte persone di 50 anni, con lo stesso identico mezzo secolo di mercati alle spalle, e a separarle sono le due cose che hanno in mano loro.
Quindi no,
a 50 anni non è troppo tardi, e per un motivo abbastanza preciso. Le leve che contano funzionano ancora tutte, e sono tre, ovvero quanto abbiamo già da parte, quanto riusciamo a versare ogni mese e quanti anni aspettiamo prima di cominciare. Nessuna delle tre dipende dai mercati.
Investire in
ETF può essere una soluzione valida per la maggior parte degli investitori, perché sono strumenti semplici da capire, ampiamente diversificati, trasparenti e a basso costo. L'ETF giusto e la divisione giusta, però, sono quelli che rispecchiano il tuo orizzonte e la tua tolleranza al rischio, quindi non esiste una soluzione uguale per tutti. La finanza di cui parliamo qui si chiama personale proprio per un motivo.
Il lavoro che comincia il giorno della pensione
Costruire il capitale è solo la prima parte del lavoro. L'altra comincia il giorno della pensione, quando i soldi smettono di entrare e iniziano a uscire, e lì le domande sono diverse. Quanto se ne può tirare fuori ogni mese senza rimanere a secco? Come si gestisce un portafoglio da cui prelevi invece di versare? E cosa succede se il mercato crolla proprio nei primi anni di prelievo?
Riguardano chiunque abbia un portafoglio, non solo chi ha 50 anni, e le abbiamo affrontate con le stesse simulazioni nell'articolo su
pensione ed ETF, dove trovi la fase di prelievo, il
sequence risk e quanto si può ragionevolmente togliere ogni anno.
In sintesi: a 50 anni non è troppo tardi
Su 474 quindicenni di mercato, chi a 50 anni parte con 20.000 € e versa 300 € al mese arriva a 65 anni con
176.000 € nel caso mediano, contro 82.000 € versati, e in nessuno dei 474 scenari finisce sotto il capitale versato, nemmeno partendo a marzo 1994. Come si divide il portafoglio fra azioni e obbligazioni sposta il risultato di meno di un punto all'anno, mentre aspettare cinque anni prima di cominciare lo taglia di circa il 40 %.
A 50 anni, quindi, l'orizzonte è più lungo di quello che sembra e le tre leve che contano davvero, il capitale già da parte, il versamento mensile e il momento in cui si comincia, sono tutte in mano a chi investe.
Domande frequenti su come investire a 50 anni
È troppo tardi per iniziare a investire a 50 anni?
No, e per due motivi. Il primo è che l'orizzonte non finisce il giorno della pensione, perché il capitale che non viene prelevato subito continua a lavorare per altri 20 o 30 anni. Il secondo è che nella nostra analisi su 474 quindicenni di mercato tra il 1972 e il 2026, chi parte a 50 anni con 20.000 € e versa 300 € al mese arriva a 65 anni con 176.000 € nel caso mediano, contro 82.000 € versati.
Quanto bisogna investire ogni mese a 50 anni?
Dipende dall'obiettivo e dalle spese che si prevedono in pensione, non da una soglia valida per tutti. Per dare un ordine di grandezza, partendo da 20.000 € già investiti e con 15 anni davanti, 200 € al mese portano a circa 139.000 € nel caso mediano, 300 € a 176.000 €, 500 € a 250.000 € e 800 € a 363.000 €.
Quanta parte in azioni e quanta in obbligazioni a 50 anni?
Il criterio più utile è quanta parte del capitale servirà nei primi anni di pensione, perché quella quota va tenuta fuori da strumenti che possono perdere il 40 %. Sui 474 scenari analizzati, un 80/20 arriva a 178.000 € nel caso mediano con una discesa massima del saldo del 31 %, un 60/40 a 160.000 € con una discesa del 22 %. La scelta è quindi fra circa 18.000 € di risultato atteso e un terzo in meno di oscillazione lungo la strada.
Quanto costa aspettare qualche anno prima di iniziare?
A parità di capitale iniziale e di versamento mensile, chi comincia a 55 anni invece che a 50 versa il 28 % in meno e arriva a 65 anni con circa il 40 % in meno, cioè fra 63.000 e 72.000 € in meno a seconda del portafoglio. La differenza è in buona parte la crescita che i versamenti mancati non hanno mai potuto generare.
Un piano di accumulo ha senso anche con 15 anni davanti?
Per chi mette da parte una quota dello stipendio ogni mese, il piano di accumulo può essere un'ottima soluzione anche su 15 anni, perché distribuisce gli acquisti e toglie la tentazione di cercare il momento giusto. Per una somma disponibile tutta insieme, invece, storicamente l'investimento in un'unica soluzione rende di più nella maggior parte dei casi. Le due cose possono convivere, con il capitale che c'è già da una parte e i versamenti mensili dall'altra.
L'inflazione quanto riduce il risultato?
Molto, e va messa in conto. Con un'inflazione del 3 % annuo, i 176.000 € del caso mediano fra 15 anni comprano più o meno quello che oggi si compra con 113.000 €, quindi oltre un terzo in meno di potere d'acquisto. Adeguare il versamento mensile all'inflazione, per esempio con un incremento automatico del 2 % annuo, serve proprio a contenere questo effetto.
Avvertenza: i rendimenti passati non costituiscono garanzia di risultati futuri. Le simulazioni si basano su serie storiche ricostruite di un indice azionario mondiale e dei titoli di Stato dell'area euro tra gennaio 1972 e giugno 2026, in EUR, al netto di 0,20 % annuo di TER e 0,20 % di imposta di bollo. I dati anteriori all'introduzione dell'euro e alla creazione degli indici sono ricostruzioni. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza in materia di investimenti né consulenza fiscale.